Come Francia e Germania governano l’immigrazione (con qualche trucco)

L’emergenza immigrazione vista da una task force di studiosi forse può aiutare a spiegare cosa è successo a Strasburgo, quando il ministro dell’Interno italiano, Roberto Maroni, due giorni fa si è trovato solo di fronte al muro costruito soprattutto da Francia e Germania. Se si prendono in considerazione infatti i dati complessivi, la vicenda dei 25 mila tunisini sbarcati a Lampedusa per i quali Maroni ha chiesto aiuto all’Unione europea, sembra poca cosa, più politica che altro. Guarda la puntata di "Qui Radio Londra" L'incubo della morte in mare e la difficile compassione per i naufraghi
16 AGO 20
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L’emergenza immigrazione vista da una task force di studiosi forse può aiutare a spiegare cosa è successo a Strasburgo, quando il ministro dell’Interno italiano, Roberto Maroni, due giorni fa si è trovato solo di fronte al muro costruito soprattutto da Francia e Germania. Se si prendono in considerazione infatti i dati complessivi – relativi cioè alla presenza di nuovi immigrati che ogni anno si registra in Italia, che oscillano fra i 350 e i 400 mila, divisi fra i regolari stabiliti dalle quote previste dal governo (centomila), gli irregolari e i familiari arrivati grazie ai ricongiungimenti – la vicenda dei 25 mila tunisini sbarcati a Lampedusa per i quali Maroni ha chiesto aiuto all’Unione europea, sembra poca cosa, più politica che altro. Il problema è che dietro le dichiarazioni formali dei ministri dell’Interno di Francia e Germania, che sembrano significare “ma cosa saranno mai 25 mila tunisini, non potete tenerveli”?, c’è una pressione demografica subsahrariana di cui tutti gli studiosi dei fenomeni migratori sono consapevoli da anni: “Per i prossimi 30 anni nell’Africa subsahariana ogni anno si dovranno creare 20 milioni di posti di lavoro per assorbire le richieste di occupazione delle nuove generazioni che si affacciano sul mercato del lavoro”, spiega Gian Carlo Blangiardo, docente di Statistica dell’Università Bicocca di Milano e studioso dei fenomeni migratori della Fondazione Ismu, un Centro studi sulla multietnicità di Milano, costituito dalla Fondazione Cariplo. Sono calcoli fatti dall’Onu, prima della destabilizzazione delle rivolte arabe che ha aperto ulteriormente quei “rubinetti migratori” di cui tanto si parla e di cui si ha tanta paura. “Ovviamente questo non significa che ogni anno potrebbero arrivare in Europa 20 milioni di africani”, spiega al Foglio Livia Ortensi del dipartimento statistico dell’Ismu, diretto dal docente di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano, Vincenzo Cesareo: “Perché nell’Africa subsahariana ci sono paesi troppo poveri per permettersi di mandare i propri figli in Europa grazie ai trafficanti di esseri umani: molti di coloro che riescono a emigrare si fermano spesso nell’area del Maghreb”, prosegue la Ortensi. E’ presto per sapere come andrà a finire questa difficile partita, soprattutto con la Francia, visto che la maggior parte dei tunisini è lì che vogliono andare. Come è presto per capire se l’annuncio dell’arrivo della gendarmeria alle frontiere di Liguria e Piemonte avrà gli effetti voluti (cioè scaricare sull’Italia il peso del flusso dei clandestini che continuano a sbarcare in Sicilia).

In ogni caso è importante sapere
come funzionano le politiche migratorie nei paesi che più fanno muro contro l’Italia. In Francia, al primo gennaio 2009 c’erano 3 milioni e 700 mila stranieri, ai quali però andrebbero aggiunti i milioni di naturalizzati, che crescono in media di 180 mila all’anno (contro i 64 mila italiani del 2010). Per quanto riguarda il permesso di soggiorno temporaneo, previsto dall’articolo 20 del nostro Testo unico sull’immigrazione, che è stato criticato in Europa come una specie di salvacondotto verso altri paesi, voluto dal ministro Maroni per risolvere l’emergenza (e invece considerato dai leghisti più ortodossi una sanatoria mascherata), il rifiuto francese può sembrare un po’ ipocrita, visto che anche in Francia esiste una normativa simile: “E cioè la facoltà dei prefetti di dare un permesso di soggiorno straordinario, su indicazione del governo esecutivo”, spiega al Foglio il giurista Ennio Codini, che insegna Diritto pubblico alla facoltà di Sociologia della Cattolica, anche lui membro della task force di studiosi dell’Ismu. “Quindi anche loro, quando non riescono a far fronte a pressioni migratorie eccessive, trovano delle scappatoie giuridiche, esattamente come facciamo noi”, aggiunge Codini. Per quanto riguarda le espulsioni, cifre alla mano, la Francia sembra essere poi più restrittiva dell’Italia, perché nel 2009 sono stati espulsi 14.280 immigrati irregolari, a fronte dei 3.700 dell’Italia. “I numeri ci dicono che i francesi respingono più clandestini alle frontiere”, osserva Ortensi, “però bisogna tener conto di quella che noi chiamiamo l’invisibilità statistica degli stranieri: in Francia ad esempio, il numero degli stranieri che si perde nei circuiti della naturalizzazione, ed esce così dalle statistiche, è elevatissimo”.

In Germania invece, dove una volta si entrava solo come “ospiti”, la presenza degli immigrati è formata quasi esclusivamente da profughi: al 1° gennaio 2009 erano 7 milioni e 200 mila, mentre sono pochissimi gli irregolari, tranne quelli che, pur arrivando come tali, chiedono però lo status di rifugiati per essere accolti. La Germania, che negli anni 90 ha accolto 60 mila profughi della ex Jugoslavia, ha accolto nel 2010, 14.300 richieste di asilo, il doppio rispetto al 2009. Ma tutti gli esperti ritengono che la Germania tenga sotto controllo il fenomeno attraverso un filtro che consiste nell’accogliere immigrati-lavoratori altamente qualificati, il che permette un’integrazione più facile, scoraggiando invece gli irregolari con la limitazione del lavoro in nero. Ecco perché la Germania non vede alcun motivo di cambiare le proprie politiche, accogliendo la richiesta di aiuto dell’Italia, e soprattutto introducendo nel paese un concetto mai praticato: quello delle sanatorie, mascherate o meno.

Cosa succederà ora? Su questo punto gli esperti sono in disaccordo: alcuni pensano che i tunisini riusciranno comunque a raggiungere la Francia, altri ritengono che alla fine ce li terremo noi. Venticinquemila tunisini, distribuiti in tutte le regioni, che si vanno ad aggiungere ai 5 milioni e mezzo di immigrati (poco qualificati e di cui circa 500 mila irregolari) che lavorano e vivono in Italia.